Il Parto

L’incontro più bello della mia vita…

Come prepararsi a quel fatidico momento con tutte le ansie, le domande e le curiosità che ti assalgono la mente? Credo che l’attesa renda il momento ancora più magico!

Ho letto in 9 mesi le esperienze delle mamme di mezzo Mondo, è stato positivo e negativo allo stesso tempo perché le domande poi aumentavano… e se anche il mio bimbo fosse podalico? E se non riuscissi a resistere al dolore? E se l’epidurale non bastasse?

Io ho colmato queste curiosità in più modi:

  • Riempiendo il mio tempo arredando la cameretta
  • Cercando i vestitini più originali su app come PatPat o Wish o Mama
  • Scrivendo lunghe liste di nomi
  • Mi sono iscritta al corso pre-parto anche se Mister Mike non era proprio così d’accordo a partecipare agli incontri di coppia. E’ stato utile confrontarmi con altre “pancione” anche se il mio Lui aveva in parte ragione nel non volersi presentare nelle giornate più imbarazzanti ovvero quelle degli esercizi di respirazione e simulazione di posizioni per partorire che sembravano preparazioni per un passo a 2 (infatti abbiamo ricevuto dei complimenti…forse il nostro essere ballerini ci crea un po’ di vantaggio come futuri genitori)
  • Preparando la famosa valigia
  • Scattando delle foto ogni mese con lo stesso sfondo mentre il Pancione cresceva
  • Facendo Shopping per me, per valorizzare senza criticare il mio nuovo fisico che continuava a cambiare

Il giorno stava arrivando e io mi sentivo strana… pressione bassa, alterazione, giramenti di testa, spossatezza… ero esausta ma il mio sesto senso femminile mi diceva che quella era una giornata diversa dalle altre… iniziata come una giornata normale e conclusa a letto con piccole contrazioni notturne.

Finalmente le contrazioni di cui tutti parlavano!!! Ero così curiosa di capire se quei crampetti che provavo erano “quelle giuste”, mi sentivo una guerriera perché riuscivo a dominare la situazione e il dolore.

La mattina sono andata in ospedale con Mister Mike e la mia Pink-valigia tutta tranquilla e felice dopo un selfie di coppia io, Lui e la valigia, in maniera educata mi sono rivolta all’ostetrica di turno: “mi scusi ho delle contrazioni da tutta la notte gentilmente potrebbe monitorarle?” La risposta è stata: “signorina se parla così tranquilla si fidi che è mooolto lontana dal parto” accompagnata da una risata. Mi siedo nella poltrona che tanto avevo osservato durante il corso pre-parto e inizia il monitoraggio.. mi offrono cioccolata e tè caldo… “signorina ha una sopportazione buona del dolore perché aveva ragione nel dire che sono forti”. In quel momento mi sono sentita la Wonder Woman della situazione piena di autostima e carica di energia per qualunque cosa fosse successa. Ma la magia finisce subito con la frase “non possiamo tenerla qui vada a farsi una camminata perché queste contrazioni potrebbero durare ore come giorni, sono contrazioni vere ma non quelle giuste” Ma quando caspita arrivano “quelle giuste” di cui tutti parlano? E come faccio a sapere quali sono ”quelle giuste”  per recarmi in ospedale se non so cosa aspettarmi? Ancora più piena di domande usciamo dall’ospedale e andiamo in Centro Commerciale a farci questa tanto prescritta camminata. Approfitto per fare un po’ di spesa al supermercato perché qualcosa mi diceva che la notte l’avrei passata sveglia. Dopo cena iniziano i momenti di “preparazione al passo a 2” dove riuscivo a mettermi in posizioni così contorte per dominare le contrazioni che sembravano davvero i momenti di preparazione fisica prima di salire sul palcoscenico.

Mister Mike decide di spegnere la PlayStation e telefonare all’ospedale, dopo aver composto il numero preso dal panico inizia a chiedermi “ma cosa gli dico esattamente?” effettivamente cosa avremmo potuto dirgli? “mi scusi ho delle contrazioni da tutto il giorno gentilmente potrebbe monitorarle?” frase già sentita ma che altra domanda avremmo potuto fare se non sapevamo cosa volessero davvero dire “quelle giuste”??? Speravamo si rompessero le acque per capire che il momento stava arrivando o meglio per vedere se saremmo scivolati sul pavimento con un susseguirsi di scene da film ma così non è stato, ero ferma alla preparazione da “passo a 2”.

La gentil Signorina ci invita in ospedale per il secondo monitoraggio. Mister Mike cerca di vestirmi in maniera presentabile, le contrazioni erano sempre più forti e più vicine che la scena in casa era tra il ridicolo e il surreale. Arrivo in macchina e successivamente in ospedale continuando il mio “passo a 2” fino ad incontrare l’ostetrica che finalmente mi prende sul serio vedendomi questa volta un po’ meno presentabile. “Signorina complimenti ha fatto un bellissimo percorso a casa, è completamente dilatata corriamo in sala parto” … paura, curiosità, felicità, dolore, stanchezza, lacrime, gioia… un misto di emozioni contrastanti mi offuscavano la mente ma finalmente sapevo che non saremmo più usciti dall’ospedale in 2 ma in 3. Chiedo il parto in acqua come sognavo da tempo (avevo sentito dire alleviasse il dolore alla schiena evitando l’epidurale) e mentre riempivano la vasca Mister Mike portava in stanza la mia Pink-valigia con tutta la spesa che il mio sesto senso femminile mi ha fatto comprare nel pomeriggio. “Signorina la cartellina con i suoi documenti???” Mister Mike l’aveva lasciata a casa per cercare il numero di telefono da chiamare ma subito l’ostetrica lo blocca “non vorrei mai si perdesse il primo incontro con suo figlio qui manca poco”. Io, lui e il mio pancione avvolti dall’acqua calda con cromoterapia e in sottofondo musicale il cd di Elisa. 3 ostetriche gentilissime rendevano il momento leggero per me e coinvolgente per Lui. Tra me e me carica di forze e ancora piena di domande ascolto ciò che il mio corpo mi suggeriva di fare esattamente come ballare in freestyle sulla musica che più ti piace lasciandoti andare e godendoti il momento. Finalmente con i tempi suoi (3 ore) e non i tempi previsti (pochi minuti) Liam decide di farsi vedere da mamma e papà. Mister Mike è stato bravissimo, non è scappato, non è svenuto, lui che odia gli ospedali, che ha paura degli aghi nonostante i 100 tatuaggi si è fatto forza per starmi accanto, lo ha visto nascere e gli ha tagliato il cordone creando un meraviglioso ombelico di cui va tanto fiero. Appoggiano Liam in lacrime sulla mia pancia e piano piano si arrampica da solo fino ad attaccarsi al seno dove ha smesso di piangere ed ha iniziato ad osservarci con uno sguardo che non dimenticherò mai, ci stava studiando, ci stava osservando e magari pensando “non me li immaginavo proprio così mamma e papà”. Piangevamo di felicità un momento davvero magico, siamo rimasti tutti e 3 abbracciati al caldo come una vera famiglia. Da quell’ospedale il mio sesto senso femminile mi diceva non saremmo usciti in 2 ma in 3, un meraviglioso “passo a 3”.

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